Comunità connesse: una realtà affascinante ma anche preoccupante

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22 Marzo 2025, sala circoscrizionale della Clarina: Convegno “Comunità connesse”

Pienone delle grandi occasioni questa mattina nella sala circoscrizionale della Clarina per il convegno sul benessere digitale di bambini e ragazzi.
Introduce la presidente di Onda, che ha organizzato l’evento, Elena Adami.
Quindi breve intervento di Filippo Degasperi, consigliere provinciale di Onda, che evidenzia come nessun giornale, nè televisione abbiano menzionato questo evento che è di interesse generale e lo si vede dalle tante persone presenti, soprattutto insegnanti.
Quindi la parola passa a Giulia Bortolotti, candidata sindaco per la coalizione “Trento in piazza” a cui hanno aderito, oltre a Onda, il Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista.
Lei è triplamente interessata all’argomento, sia come mamma che come insegnante, che nel ruolo istituzionale e politico. Ha sottoposto i suoi studenti a un questionario per capire l’esposizione al tablet e smartphone di ognuno di loro; ha scoperto che alcuni stanno davanti a questi schermi anche 8 ore al giorno. Quindi siamo tutti coinvolti ad avere rapporti corretti con il cellulare e con i tablet ed anche la politica se ne deve occupare.
Intervengono insegnanti ed educatori che hanno lavorato nei vari tavoli per trattare questo tema con l’intento di gettare le basi per il benessere digitale dei nostri ragazzi. Sono stati stilati dei Patti Digitali che permettono un approccio sano a queste tecnologie che altrimenti possono interferire negativamente nei processi di apprendimento.
Si è appurato dalle ricerche fatte che un’esposizione incontrollata a questi dispositivi può portare a una regressione nei risultati delle prove Invalsi di matematica di italiano e non solo, anche nelle stesse capacità digitali. L’esposizione per troppo tempo a queste tecnologie toglie prestazioni in quanto causa una frammentazione nell’attenzione e nella concentrazione. Entra in gioco l’ormone della dopamina che crea benessere ma provoca anche dipendenza. Questo patto per il benessere digitale è stato promosso dalle scuole di Pergine, da quelle di Rovereto, di Gardolo e di Meano.

Sale sul palco l’ ospite d’onore di questo convegno, Alberto Pellai: medico, psicoterapeuta ed educatore. È uno studioso dell’età evolutiva e soprattutto della preadolescenza, cioè dell’età compresa tra i 10 e 14 anni.
Ammette che il digitale dà enormi vantaggi, per esempio con il navigatore in nove minuti è arrivato a destinazione, senza dimenticare che il digitale ha regalato uno/due anni di speranza di vita, permettendo le diagnosi precoci delle malattie.
Davanti al tablet ragazzi sono fermi e trascurano il movimento e lo sport predisponendolo l’organismo alla sedentarietà e alle malattie che ne conseguono.
Come genitori ed educatori è indispensabile essere coerenti e stabilire delle regole condivise con tutti i membri della famiglia. Rivaluta l’importanza dei no che aiutano a crescere, anche se non è di moda usare questo avverbio. C’è un continuo, preoccupante anticipo dell’età di accesso a questi dispositivi. Per esempio è assodato che prima dei due/tre anni i bambini non devono nemmeno guardare uno schermo.
Al giorno d’oggi in prima media quasi tutti hanno uno smartphone senza il quale si rischia l’isolamento, per cui si deve stipulare un patto digitale con poche regole chiare.
La prima regola è di attendere almeno fino alla fine della seconda media per la consegna di uno smartphone al proprio figlio. Se lo smartphone arriva troppo presto, si rischia di avere minori prestazioni scolastiche, minor benessere a lungo termine in quanto un’esposizione prolungata può dar luogo a patologie fisiologiche del linguaggio, dell’attenzione, della memoria e la compromissione delle capacità sociali.
La regola numero due è che lo smartphone e gli altri strumenti digitali devono essere trasparenti fino ai 14 anni con una password condivisa coi genitori instaurando un dialogo sulle attività online. La terza regola è di avere orari definiti e luoghi d’uso per tutta la famiglia. Niente cellulari a tavola, a letto, durante la notte, durante le attività familiari condivise, durante lo studio o il lavoro.
La quarta regola è che  le app e i social devono essere in regola con l’età.
Inoltre, figli e genitori dovrebbero partecipare a momenti di educazione digitale in cui si promuove un uso consapevole responsabile ed utile di questi dispositivi, rispettando tutti, online, utilizzando un linguaggio educato e gentile e mostrando loro le potenzialità e i rischi delle tecnologie.
Menziona un libro fondamentale che riguarda questo tema:
“La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli” di Jonathan Haidl . La generazione Z è la prima ad aver attraversato la pubertà con in tasca un portale verso una realtà alternativa eccitante, ma pericolosa. È la prima ad aver sperimentato la transizione da un’infanzia basata sul gioco a un’infanzia basata sul telefonino, ma anche da un’infanzia libera a una ipercontrollata: mentre gli adulti hanno infatti iniziato a proteggere eccessivamente i bambini nel mondo reale, li hanno lasciati privi di sorveglianza in quello online. Attingendo alle ricerche più recenti, Haidl mostra come questa “riconfigurazione” ha interferito con lo sviluppo di bambini e adolescenti causando ansia, privazione del sonno, frammentazione dell’attenzione, dipendenza, paura del confronto sociale. E mentre ne espone le disastrose conseguenze chiama alle armi genitori, insegnanti, aziende tecnologiche e governi affinché salvino la salute mentale dei più giovani.
Il dr. Pellai prosegue dicendo che il mondo si divide in prima e dopo il 2012, data che segna l’inizio dell’era digitale.
Si è notato una crescita dell’incidenza di malessere mentale dopo questa data, ogni anno va sempre peggio dell’anno prima.
È entrato in gioco un fattore X che ha peggiorato la salute mentale dei giovani. Questo fattore è lo smartphone che permette telefonate, messaggi e navigazione in rete. Fino al 2011-2010 i ragazzi prendevano appunti e stavano attenti e i bambini erano intrattenuti dai genitori con attività creative e socializzanti tipo cantare una canzone, raccontare una storia attività che creano un’eteroregolazione che verrà interiorizzata e diventerà autoregolazione emotiva.
Sono gli stessi insegnanti ad ammettere che, dopo il 2012 è come se fosse passata un’era geologica.
Il 2024 è stato l’anno denominato” del cervello che marcisce”. ” Marcescenza del cervello”, conosciuta in lingua inglese come “Brain Rot”. Lo scrolling di contenuti di qualunque genere, spesso leggeri e di scarsa rilevanza dal punto di vista intellettuale e conoscitivo, produce notevoli passi indietro per la salute del nostro cervello, che risulta così affaticato da un bagaglio pesante di informazioni senza particolare valore intellettuale.
I ragazzi spesso si isolano, sono depressi, non escono nel mondo, si chiudono in camera. Prima volevano uscire, desideravano andare in bici o in moto, ora è cambiato tutto e stanno chiusi nella loro stanza.
Le patologie che accompagnano questi fenomeni sono ansia, disturbi alimentari, depressione, fragilità emotiva.
Di conseguenza anche i genitori di tutto il mondo dal 2012 sono diventati fragili perché il digitale ha influenzato anche loro.
Si è creato uno scontro tra genitori e figli che può essere paragonato a quello di cui si parla nel libro di Pinocchio.
Geppetto è quello che dà le regole di buon senso e Lucignolo che insegna a trasgredirle facendoli entrare nel mondo dei balocchi che ora può essere paragonato a quello dei videogiochi.
Tanti videogiochi sono costruiti come spot del profitto reclamizzando prodotti e giochi. È come se avessimo lasciato che nelle camere nei nostri figli entrasse il camion della discarica dove c’è di tutto, dalla pornografia alle devianze di ogni genere, E’ come se i genitori stessi fossero i pusher, i Lucignolo che accompagnano i figli in un mondo digitale dove trovano di tutto e di più e soprattutto dove vengono indotti ad un malessere psichico.
È importantissimo stabilire da subito questi Patti Digitali perché sei mesi dopo che hanno ricevuto uno smartphone i bambini non sono più quelli di prima e studiano meno volentieri.
Il relatore sottolinea l’importanza della figura del pediatra fondamentale per tutelare la salute mentale.
Per esempio andrebbe insegnato alle mamme che quando allattano non devono guardare lo schermo. Se no il bambino impara anche lui a guardarlo e viene compromesso il fondamentale rapporto visivo con la mamma.
Per ricercare la causa delle patologie si usa il sistema del doppio cieco.
Si scopre che chi è affetto da questi disturbi è entrato prima degli altri nei social media e ha potuto usufruire in modo illimitato dello smartphone per tante ore. Il problema è globale.
Si è scoperto che paesi dell’Europa del Nord, Norvegia, Svezia e Finlandia sono stati i primi diffusori del mondo digitale negli apprendimenti degli alunni, sostituendo ai libri i tablet  fin dalla prima elementare, poi dopo due anni hanno misurato gli apprendimenti e hanno visto che i vantaggi erano zero e gli svantaggi tanti e nel giro di poco tempo hanno eliminato i tablet e ripristinato i libri. Anche da noi si raccomanda di evitare l’uso di smartphone e tablet fino a 14 anni: è questione di salute mentale perchè lo smartphone è un ambiente pieno di strumenti utili, ma anche di pericoli.
Subentra una dipendenza nell’organismo dei ragazzi che produce la dopamina che crea dipendenza. L’unico sistema è non dare l’accesso all’oggetto del desiderio, impedirne proprio l’uso chiudendolo in un armadio.

In questo modo,somministrando le prove di apprendimento, come le nostre Invalsi, le prestazioni vengono migliorate dal 20 % al 40%, aumenta la socializzazione. I ragazzi parlano di più, migliora l’attenzione.

Al termine della relazione del professore molti hanno posto domande, segno dell’interesse dell’argomento trattato.

A cura del Comitato di redazione


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