da Valsugana News n. 2/2025
Nel numero precedente abbiamo cercato di capire, non certo di giustificare, come mai un uomo arriva a uccidere per amore.
È chiaro che quello non è amore, ma un sentimento malato che solitamente è preceduto da mesi o anni di comportamenti violenti di carattere psichico o fisico.
Insomma, in questo mese in cui si celebra la Festa della donna, per molte donne, festa non è!
Va detto che la violenza, nel 55% delle volte, è agita da un convivente: il compagno o il coniuge nel 39% dei casi, l’ex coniuge o compagno nel 30%. Segue poi un genitore o un figlio nel 6%, altri parenti, vicini di casa, pretendenti, colleghi di lavoro… nel 25%. Nel 75% dei casi la donna è italiana e nel 33%, lascia figli piccoli.
Ma vediamo concretamente i tipi di violenza più comuni partendo da quella più subdola, quella psicologica causata da comportamenti che danneggiano l’identità e l’autostima della donna che li subisce. Possono manifestarsi anche con un’estrema possessività e gelosia che costringono la donna all’isolamento sociale.
Ma possono essere rinforzati anche dalla violenza fisica che va ad aumentare il controllo sulla partner attraverso la paura. E’ quest’ultima, infatti, la violenza più comune con aggressioni che vanno dagli spintoni, agli schiaffi, ai pugni, ai calci, alle fratture, ai tentativi di strangolamento, al trascinamento della donna per i capelli, alle minacce con un coltello o con un’arma…
C’è poi la violenza sessuale quando qualunque atto sessuale viene imposto a una persona contro la sua volontà mediante minacce o abuso di autorità approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica al momento del fatto. In una relazione di coppia, include qualsiasi tipo di attività sessuale forzata e/o umiliazioni di vario tipo.
C’è anche una violenza economica che risulta più facile quando una donna non ha una sua indipendenza, ma anche quando le si impedisce di raggiungerla, cercandosi un lavoro. Si può caratterizzare anche controllando ossessivamente le spese, sequestrandole lo stipendio se lavora, e obbligandola a chiedere il denaro per ogni tipo di acquisto arrivando fino a toglierle i soldi anche per le spese di mantenimento.
In questi ultimi anni, poi, con la legge del “codice rosso” (legge n. 69/2019) è stato introdotto il reato di “revenge porn” che punisce, a querela della persona offesa, un altro tipo di violenza e cioè la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti che possono venire diffuse da un partner per umiliare sui social la compagna di vita o un’amica occasionale.
Ma cosa si è messo in atto in questi anni per sostenere le donne da questo tipo di violenze e prevenire il peggio?
Per la donna che subisce violenze c’è la possibilità di ricorrere all’Ammonimento del Questore prima di avviare un procedimento penale sia per “stalking” che per violenza domestica. Questa misura può essere richiesta dalla vittima recandosi in un ufficio di Polizia per esporre in modo dettagliato tutti gli episodi di cui è stata vittima o a cui ha assistito. Opportuno conservare le prove di minacce e stalking come lettere, biglietti, messaggini o vocali telefonici, video e foto minacciose, ecc. L’istanza può essere presentata anche da un terzo, ad esempio un vicino o un conoscente della vittima, a cui è assicurato l’anonimato. L’ammonimento ha il vantaggio di essere un procedimento veloce che non prevede solo un richiamo verbale, ma anche l’invito ad entrare a far parte di un percorso di recupero che va a prevenire altre violenze e scongiurare conseguenze estreme. Dai dati raccolti, risulta che con questo intervento le recidive si sono drasticamente ridotte: dal 18% del 2020 al 12% del 2023. Forse ha il difetto di essere solo consigliato.
Dal luglio 2020, c’è poi il Numero Nazionale Antiviolenza 1522, gratuito e attivo tutti i giorni 24 ore su 24, gestito dall’Associazione Differenza Donna che offre un primo livello di risposta orientativa, informativa e di sostegno. Fornisce inoltre informazioni sui Centri Antiviolenza e Case Rifugio presenti nella mappatura nazionale che supportano il percorso di protezione e sulle possibilità di accesso a servizi di tutela legale, sanitaria, psicologica e di inclusione sociale, abitativa e lavorativa.
In Trentino, il “Centro antiViolenza” ha comunque il seguente numero telefonico: 0461220048.
Gli orfani di madri uccise in ambito domestico o a seguito di violenze sessuali o di stalking possono ottenere dallo Stato (nel nostro caso dalla Provincia) un contributo che consiste in un assegno alle famiglie affidatarie. La legge provinciale 10/2024 (Masé-Segnana) prevede “un sostegno per agevolare l’accesso a opportunità educative e lavorative, nonché a percorsi medico-assistenziali e di supporto psicologico”. Un’altra legge provinciale (11/2024 – Franzoia) stabilisce poi che la donna che lascia un ambiente violento viene subito considerata nucleo familiare a sé con ricalcolo quindi della sua situazione reddituale ai fini dell’accesso alla quota dell’assegno unico provinciale (il cosiddetto minimo vitale). Inoltre, questa legge prevede il potenziamento della rete di aiuto per favorire l’uscita delle donne dai rapporti violenti con percorsi di reinserimento personale e sociale e un accesso guidato ai servizi che possono aiutare le vittime nei bisogni sanitari, finanziari, lavorativi e abitativi.
a cura di Paolo Degasperi (psicopedagogista e sociologo)
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